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giovedì 26 settembre 2019

ČAPEK - Rivista di amenità e vita campestre

ČAPEK n°1
La storia del fumetto, in Italia così come nel resto del mondo, è stata costellata da un gran numero di riviste che, nell'arco di poco più di un secolo, sia a livello critico che di fruizione, sono state lette e studiate da un numero enorme di appassionati e professionisti del settore.
Tra le ultime in ordine di tempo ad essere lanciate sul mercato, spicca ČAPEK - Rivista di amenità e vita campestre, il cui primo numero è uscito nel marzo del 2019 e in cui si possono notare numerosi richiami all'underground e rimandi a pubblicazioni storiche come Frigidaire, Cannibale e Il Male.
Ideato e diretto dall'illustratore, musicista e fumettista Ivan Manuppelli, conosciuto come Hurricane Ivan, con ampi contributi dei collettivi AFA, Autoproduzioni Fichissime Andergraund, e Uomini Nudi che Corrono, e stampato da Marcello Baraghini, patron dell'etichetta Le Strade Bianche di Pitigliano e precedente editore di Stampa Alternativa, ČAPEK è un giornale di 80 pagine in bianco e nero e bicolori rosso e nero stipatissimo di testi e immagini, ricercato e coltissimo.
Ciò si avverte fin dal titolo, che fa riferimento al pittore Josef Čapek, fratello dello scrittore di fantascienza Karel, inventore della parola robot, internato in un campo di concentramento per la sua opposizione alle idee di Hitler.
Anche il prezzo è popolare.
ČAPEK infatti, viene venduto al costo che decide il lettore, che versa una quota a piacere, che va da un euro in su, una volta ricevuta la pubblicazione.
Ivan -Hurricane- Manuppelli
Una delle particolarità di questa testata, che ricorda per veste grafica e contenuti altre riviste come Puck! e CTRL Magazine, è che le varie rubriche, da quella sull'arte a quella delle ricette di cucina, dalla pagina delle barzellette in stile Settimana Enigmistica alla posta dei lettori, presenti come in ogni periodico che si rispetti, sono state rivedute e reinventate con irriverenza, humour dissacrante e graffiante ironia da un folto gruppo di esperti di vari settori.
Si trovano inoltre numerose storie a fumetti, tra cui avventure di personaggi classici come Topolino, Fantastici 4 e Dick Tracy, che, come nella migliore tradizione della controcultura degli anni '60 e '70, hanno molteplici livelli di lettura, vengono rivisitate con stili di scrittura e tratto molto particolari e rompono numerosi tabù raggiungendo il massimo della libertà espressiva sia nei temi trattati che negli stili figurativi.
Gli autori coinvolti in questo progetto sono innumerevoli e, oltre al direttore e ai capiredattori, due rappresentanti delle realtà più interessanti dell’editoria indipendente attuale: il fumettista Tommy Gun Moretti, del collettivo Uomini Nudi che Corrono, tra gli organizzatori del festival di fumetto e illustrazione Ratatà, e il giornalista Nicola Feninno, già direttore di CTRL magazine, i più famosi sono: Sergio Ponchione, Ivan Carozzi, Stefano Zattera, Dust, Valerio Bindi, Marco Corona, Vincenzo Sparagna, Matteo Guarnaccia, Maicol & Mirco, Pasquale Squaz Todisco, Akab, Simone Lucciola, Bicio Fabrizio Fabbri, Michele Mordente, Francesca Ghermandi, Max Capa, Mike Diana.
Sommario del n°1
Questi artisti e intellettuali, che provengono o vengono ispirati dagli ambienti della cultura alternativa, hanno dato vita a un progetto editoriale, montato collettivamente, in un rutilante delirio creativo, in pochi giorni dentro una tenda presso casa Baraghini, che aspira a diventare un contenitore importante per i lavori di personalità figlie di un ambito, quello dell'underground, oggi marginale, rimasto tristemente senza ispiratori forti e senza quasi più un pubblico di riferimento.
Per questo voglio fare un grande applauso a Hurricane Ivan, che ha avuto la capacità di reclutare e dirigere un gruppo che si è occupato di un'idea semplice ma allo stesso tempo meravigliosa e consigliare a tutti quelli che sono alla ricerca di un prodotto originale che faccia riflettere e divertire la lettura di ČAPEK.

sabato 10 novembre 2018

Frigidaire: non si esce vivi dagli anni '80!

Frigidaire
Dopo aver diffusamente parlato della rivista Cannibale, fondata a Roma alla fine degli anni '70, in piena contestazione, da un gruppo di autori che faceva capo al disegnatore e grafico Stefano Tamburini, si ripercorrerà, in questo articolo, la storia di Frigidaire, periodico che ne è l'ideale prosecuzione.
Distribuito da Il Male per due anni, dal 1977 al 1979, in cui ne sono usciti 13 numeri, Cannibale chiude per ingenti perdite economiche dovute all'inesperienza dei suoi creatori, un gruppo di artisti che hanno dato vita a eroi e universi narrativi rimasti nella storia del fumetto ma del tutto inadeguati a gestire una realtà editoriale per quanto piccola.
La chiusura dell'impresa non fu però del tutto negativa.
In seguito a questa esperienza infatti, gli ex componenti della redazione di Cannibale, di cui fanno parte in pianta stabile, oltre a Stefano Tamburini, anche Massimo Mattioli, Filippo Scòzzari, Andrea Pazienza e Gaetano Liberatore, in arte Tanino, lavorano per Il Male dove conoscono il giornalista partenopeo Vincenzo Sparagna, già membro della direzione del settimanale satirico
Vincenzo Sparagna
E con lui, Scòzzari e Tamburini, fondano Frigidaire, un magazine, che mischia satira e sperimentalismo grafico con giornalismo di assalto racconti e reportage e, oltre ad occuparsi di fumetto, tratta di tematiche varie legate ad arte, musica, politica, letteratura e filosofia, all'insegna della più totale libertà espressiva.
Pubblicato dalla Primo Carnera Editore, casa editrice fondata dai tre per lo scopo, debutta nelle edicole italiane nel novembre del 1980.
Nel gruppo che partecipa alla fondazione del giornale, figurano intellettuali come Franz Ecke, Aldo Di Domenico, Silvio Cadelo, José Muñoz e il francese Marc Carò.
Componenti della redazione, diretta da Sparagna, sono gli ex cannibali Tanino Liberatore, Massimo Mattioli e Andrea Pazienza e fra i suoi collaboratori compaiono personalità del calibro di Mario Schifano e Oreste del Buono.
Il primo numero di Frigidaire, composto da 84 pagine con copertina dedicata al gruppo musicale statunitense dei Devo, nell'anno della sua uscita viene presentato alla fiera del fumetto di Lucca dove suscita molte polemiche un gesto provocatorio di Pazienza che, citando un proprio disegno, si alza la manica facendo il gesto dell'iniezione di eroina.
Nei 213 fascicoli usciti dal 1980 al 2008 con periodicità variabile e diverse sospensioni, hanno debuttato personaggi che hanno fatto la storia della nona arte.
I più famosi sono: Ranxerox, robot con sembianze umane disegnato da Liberatore a colori con uno stile iperrealistico, Zanardi, perfido antieroe di Andrea Pazienza, studente pluriripetente protagonista di storie ambientate al liceo scientifico di Bologna, Snake Agent, realizzato da Tamburini deformando le immagini di fumetti anni '30 e stravolgendone completamente i dialoghi ed il senso, Joe Galaxy e Squeak the mouse, creati da Massimo Mattioli e La Dalia Azzurra, una delle opere più note di Scòzzari, adattamento di una sceneggiatura originale di Raymond Chandler.
Tra i tanti autori di talento che hanno trovato spazio sulle pagine della rivista possiamo citare: Silvio Cadelo, Nicola Corona, Lorenzo Mattotti, Charles Burns, Alejandro Jodorowsky, Francesca Ghermandi, Pablo Echaurren, Danilo Maramotti, Giorgio Carpinteri, Massimo Giacon, Daniele Brolli, Igort, Mauro Cicarè e Giuseppe Palumbo, che presenta in questa sede il supereroe masochista Ramarro.
Anche Magnus e Milo Manara fanno una comparsata con le storie Socrate's Countdown, L'ultimo tragico giorno di Gori Bau e Callipigia Sister mentre collaborarono più o meno regolarmente in coppia i celebri José Muñoz e Carlos Sampayo.
"Basta con la Guerra!"
Frigidaire si caratterizza anche per una vena satirica molto accentuata e per una forte critica antimilitarista.
A testimonianza di ciò, nel 1983, con la collaborazione del giornalista lituano Savik Schuster, realizza e diffonde in Afghanistan e nell’est europeo una falsa Stella Rossa, il quotidiano dell'Armata Rossa, con la copertina di Gaetano Liberatore che raffigurava un soldato russo che spezza un kalashnikov.
Sotto il titolo “Basta con la guerra! Tutti a casa!”.
Nonostante abbia avuto una seconda vita essendo stata pubblicata dal 2009 al 2012, prima come inserto del quotidiano Liberazione, poi nuovamente autonomamente in formato tabloid a colori, con redazione nella cosiddetta Repubblica di Frigolandia a Giano dell'Umbria, l'età d'oro di quella che è stata a ragione definita “la più rivoluzionaria rivista d'arte del mondo”, si è compiuta alla fine degli anni '80 con la morte per overdose di due dei suoi esponenti più originali: Stefano Tamburini nel 1986 e Andrea Pazienza nel 1988.

domenica 7 ottobre 2018

Cannibale: la risposta italiana al fumetto underground

Cannibale
La fine degli anni '70 del '900 coincide in Italia con il periodo della contestazione.
Il paese si trova in uno dei momenti più delicati della sua storia e, mentre il terrorismo impazza e i movimenti studenteschi invadono strade e occupano università reclamando spazio e attenzione, in tutti i campi si respira aria di rinnovamento e anche il fumetto non fa eccezione.
E proprio in questo lasso di tempo, in piena protesta, il disegnatore e grafico Stefano Tamburini dà vita a Cannibale, rivista sperimentale di genere umoristico e satirico per adulti, pubblicata a Roma tra il giugno 1977 e il luglio 1979.
Il magazine viene stampato utilizzando la tipografia e i canali del centro di controinformazione capitolino Stampa Alternativa e distribuito nei circuiti alternativi e con vendita militante 'on the road'.
La prima uscita del giornale, datata giugno 1977, presenta una copertina di Massimo Mattioli e dello stesso Tamburini ed è contrassegnata dal numero 3 in omaggio e come ideale prosecuzione della numerazione della pubblicazione dadaista, da cui Cannibale prende anche il nome, diretta da Francis Picabia, di cui nella Parigi del 1920 erano usciti due numeri.
A confermare la forte dose di sperimentazione che caratterizza questa rivista è il suo indice.
Il lettore che avesse preso in mano Cannibale n°3, avrebbe trovato, insieme ai personaggi anarcolisergici di Tamburini, una storia di Marco D’Alessandro con protagonista una bottiglia molotov in fuga nelle strade della capitale in fermento e i cartoon umoristico-demenziali del già affermato e famoso Mattioli.
Andrea Pazienza
Nell'autunno dello stesso anno, con la diffusione del secondo inserto, contrassegnato dai “numeri” 4-5-6-7 e impaginato come un doppio flip book con quattro copertine, entrano a far parte della redazione due autori provenienti da Bologna, altro polo vitale della protesta studentesca, e già noti per le loro opere pubblicate da Milano Libri, Filippo Scozzari e Andrea Pazienza.
Un altro esordio importante è quello che vede l'abruzzese Gaetano Liberatore, in arte Tanino, disegnare per il terzo volume, stampato nell'estate del '78, una cover beffarda e disturbante, in cui Tamburini si cannibalizza, e collaborare con quest'ultimo e Pazienza alle prime avventure del personaggio di Ranxerox, un coatto-robot che due anni dopo, dopo essere rinato sul mensile Frigidaire, avrebbe avuto un successo strepitoso e sarebbe stato pubblicato in gran parte del mondo.
RanXerox
Il fatto che Oreste del Buono, fondatore e anima di Linus e AlterAlter, abbia presentato autori e rivista come novità assolute nello stanco e arretratissimo panorama del fumetto italiano di quell'epoca, non ha impedito a Cannibale, che nel frattempo aveva provato a distaccarsi dal contesto strettamente underground a cui apparteneva, di inanellare sonori flop all'uscita in edicola.
Tuttavia il progetto non fu abbandonato e il sostegno economico del settimanale Il Male, permise al gruppo di artisti romani di programmare e stampare altre cinque uscite del periodico.
Nonostante l'attivismo pressoché eroico di Tamburini e di Scòzzari e le strepitose invenzioni di Mattioli, Pazienza e Liberatore, le perdite furono ingenti e il direttore Vincino, giudicandole eccessive, dopo un anno di stretta collaborazione, nel luglio del 1979, decise di chiudere la rivista.
Scòzzari e Mattioli terminarono la saga con un numero d'addio dedicato a soli autori underground statunitensi.
Il gruppo dei “cannibali” non si spense ma rimase sopito e riacquistò voce più di un anno dopo, con l'uscita del primo fascicolo di Frigidaire, nel novembre del 1980.
Alla luce di quanto scritto possiamo affermare, senza paura di smentite, che sebbene la vita editoriale di questo rotocalco è stata breve, è diventato un oggetto di culto circolando molto più di tante altre testate di quel periodo e diventando così una delle produzioni underground più influenti nella storia del fumetto italiano.

domenica 19 agosto 2018

Off – side: un giornale fuori gioco

Off - Side
Continuando l'excursus sulla storia delle riviste a fumetti italiane una menzione speciale va alla quasi sconosciuta Off-Side, “Giornale «fuorigioco» intraprendente di Comics, Cultura (?) e varia Umanità”, una testata quindicinale dalla brevissima vita editoriale, stampata dall’Editoriale Nova di Roma, a cui in seguito è subentrato l’Editore Il Drago, tra i 1969 e il 1970, che nei contenuti e nell'aspetto ha battuto una via personalissima rispetto alle numerosissime pubblicazioni che affollavano le edicole in quel periodo.
Ne sono usciti diciassette numeri, caratterizzati da dimensioni, foliazione e prezzo, 90 lire, proprie di un quotidiano e da un impianto grafico, il giornale era infatti stampato in una bicromia in cui al nero era affiancato un altro colore acceso e sgargiante, molto d'impatto e per questo in grado di attirare l'attenzione.
Nella prima delle 32 pagine che componevano il magazine, dal taglio ovviamente di sinistra, erano presenti, oltre al titolo a caratteri molto grandi, le anteprime dei contenuti del numero.
Per quanto riguarda gli argomenti, pur non discostandosi da quelli presenti su Linus e altri periodici simili, erano trattati con modi informali e divertenti per i lettori che non solo erano fruitori del rotocalco, ma partecipavano attivamente a definirne il sommario mandando lettere e disegni e proponendo in prima persona storie, racconti e fumetti.
Le rubriche presenti trattavano di cinema, televisione e letteratura, di musica, di cui si occupava il noto discografico Carlo Basile e di sport, con articoli che portavano la firma del giornalista Sandro Ciotti.
Su Off-Side era presente anche “L'angolo del collezionista”, uno spazio dove il critico Franco De Giacomo raccontava momenti della storia della nona arte prendendo come spunto la descrizione di albi che si potevano reperire sulle bancarelle e nei negozi antiquari.
Sempre sull'esempio di Linus e delle altre riviste dell'epoca, la maggior parte delle pagine di Off-Side erano occupate da strisce umoristiche sia di provenienza americana o britannica che disegnate da italiani.
Con Marcello Toninelli
Lucca Comics & Games 2017
Tra le prime si ricordano “L’arca di Olaf I°” di Addison, nom de plume di Mort Walker, “Hi & Lois” sempre di Walker e “Dik Browne”, e “Bristow” di Frank Dickens.
Tra le seconde non si può non menzionare “Ringo il vichingo” di Hercules e Mark, pseudonimi dietro cui si celavano i disegnatori Ercole Arseni e Marco Rota, “Girighiz” di Enzo Lunari e “Ancillotto” di Enzo Jannuzzi.
Una curiosità da mettere in evidenza è che tra gli autori che sono stati lanciati da questa pubblicazione, figura un ancora diciottenne Marcello Toninelli con la sua celebre parodia della Divina Commedia che, nonostante sia apparsa in soli tre numeri, è sopravvissuta di gran lunga alla testata.
Vignetta del romanzo grafico
"L'astronave pirata"
Anche due dei più grandi nomi del panorama fumettistico del bel paese, Guido Crepax e Franco Bonvicini in arte Bonvì, hanno contribuito alla riuscita della rivista con opere interessanti e innovative, il primo riproponendo con tavole più grandi e in bicromia “L'astronave pirata”, romanzo grafico, che mischia stereotipi della fantascienza con suggestioni piratesche e barocche, uscito per Rizzoli nel 1968, mentre il secondo, che all'epoca non aveva ancora raggiunto la fama planetaria che l'ha contraddistinto nel corso della sua carriera, pubblicando sul giornale diverse strip e storie brevi, allucinate, demenziali e ciniche, ristampate molto di rado negli anni seguenti e ormai davvero introvabili.
Per mancanza di fondi, dopo due anni di stenti, nel 1970 Off-Side chiuse i battenti lasciando dietro di se il ricordo di un progetto affascinante e brillante, con alcune tavole davvero meravigliose e dal design veramente molto particolare e innovativo.

sabato 24 febbraio 2018

Paperino, Paperica e il Natale in sordina

Soggetto e sceneggiatura: Gaja Arrighini
Disegni: Giorgio Cavazzano
pubblicata su Topolino 3029
Data di uscita: Dicembre 2013
N° Pagine: 34
Prezzo: € 2,40

Nel corso dell'esistenza di Topolino, sono state molteplici le personalità del mondo dello spettacolo, della cultura, dello sport e dell'intrattenimento italiane ad essere rese simili a personaggi disney.
Tra le grandi star che sono comparse paperizzate come protagoniste di una storia del noto periodico a fumetti, pubblicato dalla modenese Panini Comics dall'ottobre 2013, figura anche la famosa interprete, conduttrice televisiva e produttrice discografica Mina Mazzini.
Nell'avventura “Paperino, Paperica e il Natale in sordina” infatti, nei panni di Mina Uack la tigre di Paperopoli, cantante dalla lunga treccia color mandarinetto, dagli occhi truccati con una sottile linea di eyeliner nero e dalla grande voce e gestualità, aiuta Babbo Natale, nella notte del 24 dicembre, a ritrovare la colonna sonora che sarà compagna del lungo viaggio che compie, come ogni anno, per portare regali ai bambini di tutto il mondo.
Oltre a Mina e a Paperino compaiono nel racconto a fumetti, in cui gli autori ripercorrono i momenti salienti della carriera dell'artista dal suo esordio con il gruppo “Mina and the happy boys” all'esilio volontario, il figlio e manager di lei Massimiliano Pani e il giornalista Vincenzo Mollica, nei panni, rispettivamente, dei paperi Max Focacce e Vincenzo Paperica.
La pubblicazione di questa storia brillante e scanzonata, scritta da Gaja Arrighini, che ne ha curato soggetto e sceneggiatura, sulla base di un'idea di Vincenzo Mollica e disegnata, con il suo inconfondibile tratto morbido e ricco di dettagli, da Giorgio Cavazzano, che ha anche realizzato una straordinaria copertina con Mina Uack in primo piano e i suoi compagni d'avventura sulla slitta di Babbo Natale sullo sfondo, è collegata alla realizzazione dell'ultima fatica discografica della tigre di Cremona, il “Christmas Song Book”.
In questo disco, arricchito da un booklet contenente illustrazioni appositamente realizzate da Cavazzano e uscito sul mercato italiano in tre diverse edizioni, la cantante, accompagnata dai suoi storici collaboratori, tra cui Gianni Ferrio, Massimiliano Pani e Ugo Bongianni, e da famosi interpreti della scena musicale italiana come Fiorello e Danilo Rea ha inciso dodici canzoni della tradizione natalizia, principalmente americana.
Alla luce di quanto scritto, si può tranquillamente affermare che questo omaggio a una colonna portante del panorama artistico italiano, talmente a suo agio nella versione disneyzzata da essere diventata subito un'abitante di Paperopoli ad honorem, e questo sodalizio tra Mina e Topolino, che spero non rimanga un caso isolato, è stato sicuramente un bellissimo regalo di natale sia per gli appassionati di fumetti che per quelli di musica e cultura.

domenica 7 gennaio 2018

Asterix e la corsa d'Italia

Copertina e disegni: Didier Conrad
Testi: Jean-Yves Ferri
Editore: Panini Comics
Anno d'uscita: 2017
Pgine: 48
Prezzo: € 12,90

Trentasettesima uscita della serie che ha venduto più di 370 milioni di copie in tutto il mondo e terza avventura di Asterix e Obelix dell'era post Uderzo, “Asterix e la corsa d'Italia” è un albo a fumetti, pubblicato in contemporanea in oltre venticinque paesi nel mese di ottobre del 2017, scritto da Jean-Yves Ferri, disegnato da Didier Conrad e stampato dalla modenese Panini Comics.
Avvenimenti cardine di questo cartonato sono: una gara di bighe indetta nell'anno 50 a.C. su un tragitto che da Monza, con tappe a Parma, Siena e Roma, si snoda fino a Napoli, tra carri ed equipaggi di tutto il mondo allora conosciuto e la rocambolesca corsa dei due protagonisti per tagliare per primi il traguardo.
Storia molto divertente che ruota intorno alla trasferta dei due eroi, creati nel 1959 da Albert Uderzo e René Goscinny, nella penisola italica, “Asterix e la corsa d'Italia” tramite un raffronto tra l'epoca romana e il nostro presente, oltre a ironizzare sull'attualità strizza l'occhio ai luoghi comuni che caratterizzano la natura, l'arte e la cucina del bel paese come, tra i tanti, le buche nelle strade della capitale che danno il via al racconto.
Oltre a ciò, le vicissitudini dei personaggi, molti dei quali vecchie conoscenze dei lettori della saga, servono per passare in rassegna i dialetti, resi in italiano da un'ottima traduzione di Andrea Toscani e Vania Vitali, gli usi e i costumi delle diverse regioni dello stivale, dimostrando come già ai tempi di Cesare l'Italia fosse un paese tutt'altro che unito ma bensì pieno di individualismi.
Un plauso va tributato infine alla coppia di autori formata da Jean-Yves Ferri e Didier Conrad che hanno dato prova di pregevoli qualità che, sia a livello grafico che di testi, non hanno fatto rimpiangere Uderzo e Goscinny.
La vicenda narrata, dal ritmo incalzante e concitato, è ricca di colpi di scena e di trovate divertenti e i giochi di parole e le gag presenti nel volume sono garbate e mai eccessive.
Per quanto riguarda poi i disegni, realizzati con un tratto semplice, chiaro ed estremamente pulito, di grande effetto sono le scene di massa con bighe e cavalli e molto spiritosi sono alcuni comprimari che hanno i volti di personalità del passato recente e del presente.
Oltre a iscritti alla gara che hanno le sembianze di Serena e Venus Williams e Roberto Benigni e Bud Spencer, i lettori riconosceranno infatti un oste dalla voce potente che ha la faccia e il fisico di Luciano Pavarotti e un abile imprenditore, modellato sulle fattezze di Silvio Berlusconi, che è disposto a vendere pubblicità dappertutto e a fiutare il possibile grande incasso dietro ogni situazione.
Alla luce di quanto scritto possiamo quindi affermare, senza paura di smentite, che anche se non paragonabile agli albi più belli della serie, “Asterix e la Corsa d’Italia”, disponibile per l'acquisto in due versioni: la prima con un formato standard e foliazione di 48 pagine, la seconda con un formato più grande e foliazione di 128 pagine con dorso in tela e arricchita di numerosi extra, è un'opera ben strutturata ed estremamente godibile e una lettura estremamente consigliata per gli amanti del buon fumetto.

giovedì 26 ottobre 2017

Il Corriere dei Piccoli: gli albori del fumetto in Italia

Il primo numero
del Corriere dei Piccoli
Nei precedenti interventi di questa rubrica, ho parlato di riviste fondate tra la metà degli anni '70 e i primi anni '80 del secolo scorso.
In questo articolo, farò invece un salto molto più indietro nel tempo, all'inizio del 1900, per l'esattezza al 27 dicembre del 1908, quando esce come supplemento del Corriere della Sera, al prezzo di 10 centesimi di lira, il primo numero di quella che per quasi novant'anni è stata considerata una delle principali pubblicazioni a fumetti italiane: Il corriere dei piccoli, anche se definirla tale è riduttivo.
Di contorno ai fumetti, nel corso della vita editoriale di questo giornale, che dal 1908 si è protratta quasi ininterrottamente, tranne un periodo di circa un anno alla fine della Seconda guerra mondiale, per 88 anni fino al 1996, furono infatti presentati romanzi a puntate scritti da personaggi di spicco come tra gli altri: Gianni Rodari, Dino Buzzati e Italo Calvino e varie rubriche di attualità, sport, musica e scienza.
Già a partire dalle sue origini, i personaggi legati a questo particolarissimo settimanale, la cui tiratura ha raggiunto nel corso della sua esistenza punte di 700.000 copie ed è stato una lettura di riferimento per diverse generazioni di bambini e di ragazzi, sono figure di primo piano della cultura italica.
Suo fondatore è infatti il giornalista e romanziere Silvio Spaventa Filippi, che ne è stato anche il direttore fino alla sua morte avvenuta nel 1931, coadiuvato dall'educatrice Paola Lombroso Carrara, figlia del più noto Cesare, a cui è da attribuire il progetto editoriale.
Come accadeva in tutta Europa nel primo '900, i periodici per l'infanzia pubblicavano storie quasi sempre prive di nuvolette, giudicate diseducative e anche “Il corriere dei piccoli”, la cui facciata era dedicata ad una sola pagina con disegni a colori commentata da strofe in ottonari in rima baciata, non fece eccezione.
Per quanto riguarda poi gli autori che hanno collaborato a questa meravigliosa e particolarissima realtà, sono tra i più importanti fumettisti nazionali ed internazionali.
In un primo momento vennero pubblicate infatti, private però della loro prerogativa principale e con i titoli modificati, tavole importate dall'estero, sopratutto dagli Stati Uniti.
Il giovane lettore che avesse aperto il rotocalco quindi, si sarebbe trovato davanti capolavori come “Fortunello e la mula Checca”, “Happy Hooliganù”, di Frederick Burr Opper, “Buster Brown”, creato da Richard Felton Outcault, “Arcibaldo e Petronilla”, “Bringing Up Father”, scritto e disegnato da George McManus e “Bibì e Bibò”, “Katzenjammer Kids”.
Accanto alle serie provenienti dall'America, fiorì una grande produzione italiana di storie con filastrocche come didascalie.
Bilbolbul
I characters più famosi di questi pionieri della nona arte sono Bilbolbul di Attilio Mussino e Quadratino di Antonio Rubino, che si ricordano per ambientazioni e tratti ispirati alla corrente del liberty, che allora stava nascendo, e per vicende oniriche e piene di trovate fantasiose che scherzano le une con la lingua, le altre con la matematica.
Altri serial che in quel periodo hanno legato il proprio nome al corrierino, sono: il celebre Signor Bonaventura, creato da Sergio Tofano, e, dopo la prima guerra mondiale, il Sor Pampurio di Carlo Bisi, presa in giro del borghese nevrotico e il Marmittone di Bruno Angoletta, caricatura del soldato oppresso dai superiori.
Negli anni trenta e quaranta ebbero invece un enorme successo Pier Cloruro de' Lambicchi di Giovanni Manca, inventore di una portentosa Arcivernice che dava vita ai quadri che l'eccentrico scienziato teneva appesi al muro, ed il Prode Anselmo di Mario Pompei.
Un altro ciclo della rivista che vale la pena ricordare, è quello a cavallo tra gli anni '60 e '70 quando, sotto la direzione prima di Guglielmo Zucconi e in seguito di Carlo Tiberti, i fumetti tornarono ad essere quelli tradizionali e vennero introdotti eroi di scuola franco-belga come i Puffi, Michel Vaillant, Ric Roland e Lucky Luke.
Corto Maltese
sul Corriere dei Piccoli


A questi sono stati affiancate le opere di penne emergenti che, nel corso degli anni, sono poi diventate personalità di grido.
Parliamo di Hugo Pratt che, a partire dal 1971, pubblicò a puntate la prima avventura del suo Corto Maltese dal titolo “Una ballata del mare salato”, di Benito Jacovitti, di cui videro la luce Cocco Bill, Zorry Kid e Jak Mandolino, di Grazia Nidasio e della sua Vlentina Mela Verde e di disegnatori del calibro di Sergio Toppi, Dino Battaglia, Mario Uggeri e Aldo Di Gennaro.
Nel 1975 il giornale cambia il nome in “Il Corriere dei Ragazzi” e propone la fumettizzazione dei personaggi della famosa casa americana Hanna-Barbera e, a seguito del successo televisivo dei cartoni animati giapponesi, i primi manga mentre negli anni '80, apparvero, poi proseguite su altre testate, La Pimpa di Altan, il Lupo Alberto di Silver e Diario di Stefi ancora una volta di Grazia Nidasio.
Dopo la cessione della testata alla scandinava Egmont avvenuta nel 1994, l'ultimo numero de Il Corriere dei Piccoli è uscito, distribuito solo nelle edicole lombarde, nel gennaio 1996.

domenica 10 settembre 2017

Orient Express e l'età d'oro del fumetto italiano

Bologna
In questo articolo, dopo l'intervento dedicato agli intellettuali francesi che si sono riuniti sotto il nome di Les Humanoïdes Associés, vorrei continuare la disamina di coloro che hanno reso il medium fumetto famoso in tutto il mondo, valicando le Alpi e trasferendomi nella Bologna dei primi anni '80.
Nel capoluogo emiliano infatti, aveva sede la casa editrice L'Isola Trovata fondata e diretta da Luigi Bernardi che, dal giugno 1982 al marzo 1985, ha stampato e diffuso i trenta numeri della rivista Orient Express.
Pubblicazione tra le più attente ai lavori di artisti del nostro paese non solo riguardo ai talenti già affermati ma anche alle nuove leve, nei quasi tre anni in cui è uscita regolarmente nelle edicole, ha ospitato nomi oggi conosciutissimi, alcuni addirittura diventati autentiche celebrità, come: Magnus, Giardino, Micheluzzi, Manara, Toppi, Battaglia, Berardi, Milazzo, Trevisan, Tacconi, D’Antonio, Sclavi, Cavazzano, Rotundo, Saudelli, Ambrosini, Alessandrini, Castelli, Breccia, Eleuteri Serpieri, Moebius, Cadelo e Baldazzini.
Prima di parlare di questa realtà editoriale creata da un gigante della cultura al pari di figure di spicco
Luigi Bernardi
come Umberto Eco e Oreste Del Buono, è bene spendere due parole sullo stato della nona arte del paese prima dell'avvento di questo magazine.
Tra la fine degli anni '70 e l'inizio del decennio successivo, le Edizioni Nuova Frontiera pubblicavano Totem e le versioni italiane di Métal Hurlant e Pilot che ospitavano numerosi serial, per lo più di scuola francese, oltre a varie collane di albi mensili.
Accanto a questi periodici, proliferavano L'Eternauta e Alter Alter che però non puntavano su storie di fumetto popolare.
Soltanto Frigidaire, sui cui trovavano spazio le elaborazioni di Pazienza, Scozzari, Tamburini, Liberatore, Mattioli, Carpinteri, e Igort aveva ben chiare le potenzialità delle opere nazionali, relative però soltanto alla così chiamata avanguardia.
Tutto ciò cambiò con l'avvento di Orient Express, che, come dichiarato da Bernardi nell'editoriale del primo numero, pubblicò, fino alla chiusura, materiale di casa nostra inedito e altamente selezionato.
Tra i numerosi autori di primo piano che hanno trovato spazio tra le sue pagine, i più famosi sono: Magnus, di cui vedono la luce gli episodi migliori del suo Sconosciuto, Vittorio Giardino, che riprende le avventure di Sam Pezzo iniziate su Il Mago, che aveva chiuso da poco i battenti, Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo, che danno vita a nuove storie di Ken Parker e Massimo Cavezzali con il suo Ivan Timbrovic.
Orient Express
A questi si affiancano lavori di altrettanti grandi come Renzo Calegari, Gino D'antonio, Ferdinando Tacconi, Sergio Toppi, Daniele Panebarco, Giancarlo Alessandrini e Sergio Zaniboni, Alberto Breccia, di cui viene pubblicato “Perramus”, scritto da Juan Sasturain, Alejandro Jodorowsky, che presenta “Il Dio geloso”, realizzato in coppia con Silvio Cadelo, e Moebius.
Accanto a questi nomi, che farebbero tremare i polsi a qualsiasi appassionato, vengono proposte anche opere di quelle che si dimostrano essere le nuove promesse del panorama italiano della letteratura disegnata.
Tra quelli oggi più noti vanno segnalati Franco Saudelli, che per Orient Express ha disegnato numerose serie e creato il personaggio di Porfiri, Massimo Rotundo, Paolo Eleuteri Serpieri, Roberto Baldazzini e Carlo Ambrosini.
Un'altra curiosità da mettere in evidenza è che, a partire dal dicembre 1983 fino ai primi mesi del 1990, fanno la loro comparsa in edicola anche Gli Albi di Orient Express, una serie di 51 volumi e tre speciali, “Omaggio a Dino Battaglia”, “Gli abitanti del crepuscolo”, del grande autore francese Caza, e “Rebecca - I testamenti di Sant'Ambrogio - Scene di caccia”, di Renato Queirolo e Anna Brandoli, che ripropongono le storie pubblicate sulla rivista ammiraglia ma anche fumetti ospitati altrove.
Altai e Jonson
Tra questi “Le avventure di Sherlock Holmes”, della coppia Giancarlo Berardi e Giorgio Trevisan,“Altai e Johnson”, di Giorgio Cavazzano e Tiziano Sclavi, fascicoli di Alfredo Castelli, Milo Manara, Antonio Tettamanti, Enea Riboldi, Victor De La Fuente, Giacinto Gaudenzi, ma anche il “Roy Mann” di Tiziano Sclavi e Attilio Micheluzzi, e “A nostra immagine”, di Ottavio De Angelis e Franco Saudelli, che uscirono entrambi originariamente sulle pagine di Comic Art.
Alla luce di quanto scritto, considerato il poco tempo di vita e la capacità di rimanere nel cuore di migliaia di lettori e appassionati, possiamo affermare, senza paura di smentite, che Orient Express sia stato uno dei migliori contenitori di fumetti realizzato in Italia.

martedì 11 luglio 2017

Les Humanoïdes Associés & Metal Hurlant

Riviste
In Italia, così come nel resto del mondo, la letteratura disegnata, come la definì Hugo Pratt, è stata veicolata, sia a livello critico che di fruizione, da riviste, opera di gruppi di varia provenienza, che, tra la metà degli anni '60 del secolo scorso e i primi decenni del 2000, sono state lette e studiate da svariate migliaia di appassionati.
In Francia editori e artisti hanno fondato numerosi periodici, tra cui i più famosi sono “Metal Hurlant” e “Pilote”, sui quali hanno esordito serie, che sono entrate a pieno titolo nella storia, come, tra le altre, “Asterix” e “Lucky Luke” e autori come: René Goscinny, Albert Uderzo, Morris e molti nomi di prima grandezza del panorama d’oltralpe.
Nelle righe che seguono, come primo intervento relativo ai magazine e ai collettivi più rappresentativi della Nona Arte, vorrei parlare della prima pubblicazione menzionata, della realtà che l'ha fondata e dei numerosi mostri sacri che sono stati ospitati sulle sue pagine.
Da sinistra: Farkas, Dionnet,
Philippe Druillet e scalzo Moebius
Parigi dicembre 1974, i disegnatori Jean Giraud, più noto al grande pubblico con gli pseudonimi di Moebius e di Gir, e Philippe Druillet, lo scrittore e giornalista Jean-Pierre Dionnet e l'imprenditore Bernard Farkas, si riuniscono in un gruppo, conosciuto come Les Humanoïdes Associés, che è poi diventato anche il nome della casa editrice che l'ha fatta uscire per oltre dodici anni, e fondano la rivoluzionaria rivista “Métal Hurlant”, considerata una delle prime espressioni “adulte” del fumetto, uscita con cadenza trimestrale a partire dal primo gennaio del 1975.
Questo giornale, diventato prima bimestrale e poi mensile, ha ospitato principalmente opere di genere fantastico, fantascientifico e horror oltre ad articoli su libri, film, musica e videogiochi.
Sulle sue pagine sono stati pubblicati inizialmente i personaggi di Arzach, Gail e Lone Sloane, creazioni di Moebius e Druillet.
Altri famosi fumettisti che dopo di loro hanno presentato i propri lavori sulla rivista francese e sulla sua controparte d'oltre oceano sono: Enki Bilal, Caza, Alain Voss, Berni Wrightson, Frank Margerin e il cineasta e scrittore Alejandro Jodorowsky che, avvalendosi dei disegni di Moebius, ha scritto “Une aventure de John Difool”, in seguito nota al grande pubblico come “L'Incal”.
Questa serie, apparsa originariamente tra il 1981 e il 1988, è ambientata in un futuro lontano e distopico dove il detective John Difool riceve un misterioso gioiello, l'Incal luce, dalle mani di un alieno morente.
Poiché molte fazioni sono alla ricerca di questo oggetto e sono fortemente determinati ad averlo, John viene coinvolto suo malgrado in un vasto campionario di avventure in cui molto spesso rischia la vita.
A metà degli anni settanta, grazie all'editore Leonard Mogel e alla National Lampoon poi, una versione statunitense della francese “Métal Hurlant”, che esce ancora oggi pubblicata da Kevin Eastman, uno dei creatori delle Tartarughe Ninja, debutta nell'aprile del 1977 come mensile patinato a colori con il nome di “Heavy Metal”.
All'inizio ripropone i fumetti originariamente pubblicati in Europa, mentre in seguito lavori originali, come l'ultra violento Ranxerox di Stefano Tamburini e Tanino Liberatore e alcune storie di Richard Corben e di numerosi altri artisti americani.
Heavy Metal il film
I serial presentati da Mogel e staff, che nel tempo si sono allontanati molto dai corrispettivi europei, sono stati fonte d'ispirazione per un lungometraggio di animazione uscito nelle sale cinematografiche nel 1981 dal titolo “Heavy Metal”.
In questa pellicola, in cui si fa ampio uso di nudità e violenza, diverse case si sono occupate di animare singole storie e di produrre una cornice narrativa che le legasse insieme.
Questo film nel 2000 ha avuto un seguito, “Heavy Metal 2000”, non più basato sulla rivista, ma piuttosto sul graphic novel “The Melting Pot”, scritto da Kevin Eastman e disegnato da Simon Bisley, che ha come protagonista un'eroina che ha le sembianze di Julie Strain, attrice pornografica, modella e moglie di Eastman.
Per quanto riguarda la diffusione del periodico, mentre la versione americana non ha mai smesso di uscire, quella europea dopo aver cessato le pubblicazioni nel 1987, ha ricominciato ad essere stampata nel luglio 2002 dalla Humanoids Publishing, società, con sede a Los Angeles, fondata nel 1988 dal produttore ed editore svizzero Fabrice Giger, ed è cessata nel 2004.
“Métal Hurlant” è stata pubblicata anche in Italia per le “Edizioni Nuova Frontiera” dirette da Arturo G. Bernacchi dal 1981 al 1983.
Metal Hurlant
edizione italiana
Questo mensile, a cui si affiancava “Totem”, magazine stampato dallo stesso editore che si ispirava nelle tematiche agli influssi del fumetto francese degli Humanoïdes, ha avuto tra i suoi autori più rappresentativi Caza, Philippe Druillet, Garcia, Enki Bilal, Enric Siò, Milo Manara, Luca Boschi, che teneva varie rubriche, Willem, Viuti, Palomo, J. L. Martín, Lluïsot, Hoviv, Fontanarrosa, Sandro Panei, Pinellono, Leandri, Herlé, Maëster, Tronchet, Vuillemin, e ha fatto conoscere ad un vasto pubblico alcuni lavori di Milo Manara, Hugo Pratt e Moebius.
Se c’è stata una rivoluzione anche nelle bande desinée, che dalla Francia ha invaso il resto del mondo quindi, gli artefici possono ritenersi i Les Humanoïdes Associés e il manifesto può essere considerato Metal Hurlant.
Questo movimento infatti, tramite questa rivista, ha stravolto il modo di concepire il fumetto rompendo schemi consolidati e affidandosi all'istinto non solo infrangendo stilemi grafici ma anche rinnovando trame e generi.
Ciò ha colpito e ispirato non solo fumettisti ma anche altre figure che operano nel campo dell'arte come scrittori e registi.
Solo per fare un nome fra i più conosciuti, Ridley Scott, ad esempio, ha pescato a piene mani dalle storie visualizzate da Jean Giraud, per creare le ambientazioni cupe e fumose del suo “Blade Runner”.

sabato 20 aprile 2013

Topolino e la promessa del gatto

Sceneggiatura: Francesco Artibani
con la supervisione di Andrea Camilleri
Disegni: Giorgio Cavazzano
Colori: Mirka Andolfo
pubblicata su Topolino 2994
Data di uscita: Aprile 2013
N° Pagine: 39
Prezzo: € 2,40

A pochi giorni dal lancio degli episodi della nona stagione della serie televisiva “Il commissario Montalbano”, ispirata ai romanzi gialli di Andrea Camilleri, The Walt Disney Company Italia rende omaggio al noto personaggio letterario con un'avventura molto bella e particolare.
Nel numero 2994 del settimanale a fumetti Topolino, uscito nelle edicole italiane il 16 aprile 2013, compare infatti la storia dal titolo “Topolino e la promessa del gatto”.
Il racconto, disegnato da Giorgio Cavazzano con il suo inconfondibile tratto, una sintesi perfetta tra comico e realistico, valorizzato dai colori della bravissima Mirka Andolfo, scritto da Francesco Artibani, che ha curato ogni particolare del testo rendendo la sceneggiatura suggestiva e ricca di tensione, e supervisionato dallo stesso Camilleri, che appare in un cameo interpretando il signor Patò, padrone di una pensione e ospite impeccabile, è ambientato in Sicilia tra la valle dei templi e il paese immaginario di Vigatta e vede Topolino affiancare il commissario Salvo Topalbano, parodia del celebre poliziotto con tanto di nasetto ed orecchie, in un'indagine di rapimento.
Se all'inizio tra i due, per diversità culturale e di metodi di investigazione, non c'è feeling, in seguito collaboreranno all'unisono per risolvere una vicenda intricata che li vede contrapposti ad un gruppo di pericolosi criminali.
Grazie a questa intesa Topolino, e con lui il lettore, avrà modo di apprezzare un paese con i suoi meravigliosi panorami e le sue enormi contraddizioni, di entrare in contatto con le tradizioni del luogo e di imparare qualche parola del dialetto del posto.
Oltre alla poetica, alle atmosfere e al linguaggio propri dei libri dello scrittore di Porto Empedocle, resi alla perfezione da Artibani, ai due protagonisti, alle meravigliose ambientazioni e ai paesaggi della Sicilia, disegnati con dovizia di particolari da Cavazzano, in questa storia si ritrovano anche i personaggi che compongono il gruppo che coadiuva Montalbano nelle inchieste che hanno fatto amare le sue imprese da milioni di lettori in tutta Europa, anche loro resi personaggi dei fumetti.
Il braccio destro del commissario, l'agente Domenico “Mimì” Augello, diventa così Ninì Cardillo, l'ispettore Fazio si trasforma in Strazio e il centralinista Catarella, che ha il difetto di storpiare tutti i nomi e di parlare in un linguaggio tutto suo, in Quaquarella.
A questi si contrappone il boss Totò Sinatra che con i suoi tirapiedi, tra cui spiccano Prorunasu e Facciaesantu, nomi che richiamano quelli dei due briganti che affiancano il protagonista Rinaldo Dragonera nella commedia musicale di Garinei e Giovannini “Rinaldo in campo” portati in scena per la prima volta dai comici Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, causerà non pochi problemi a Topalbano e alla sua squadra.
Inutile dire che, nella più classica tradizione disney, il lieto fine è assicurato.
Alla luce di quanto scritto, per il suo mix estremamente equilibrato tra sceneggiatura e disegni, si può quindi affermare che la lettura di questa avventura sia consigliata non solo agli amanti del buon fumetto ma anche agli appassionati di letteratura gialla e ai numerosi fans di Andrea Camilleri.