martedì 12 settembre 2017

Lupin III - Il Castello di Cagliostro

Titolo originale: Rupan sansei: Kariosutoro no shiro
Paese: Giappone
Durata: 96 min.
Genere: Animazione
Regia: Hayao Miyazaki
Direttore Animazione: Otsuka Yasuo
Animazioni: Tomizawa Nobuo, Tanaka Atsuko e Tomonaga Kasuhide
Musica: Yuji Ohno

"Lupin III: Il castello di Cagliostro" è un lungometraggio d’animazione diretto nel 1979 da Hayao Miyazaki, uno dei più famosi registi giapponesi, ed è per tutti gli appassionati il miglior anime dedicato al ladro gentiluomo creato dal fumettista Monkey Punch.
Questo film ha riscosso sucesso internazionale anche grazie alla proiezione al festival di Cannes del 1980.
In Italia appare per la prima volta su Italia 1 in occasione del capodanno 1984 e in seguito viene rimesso in onda su Rete quattro il 30 e 31 dicembre 1986.
La trama affascinante e degna del miglior romanzo d’avventura è la seguente: Lupin vuole rubare alcune preziose matrici che sono conservate nel castello del conte di Cagliostro, un malvagio personaggio che tiene prigioniera una delicata fanciulla di nome Clarice.
Protagonsiti della vicenda al pari del conte, di Clarice, della banada di Lupin composta dal fido pistolero Daisuke Jigen e dal samurai Goemon, di Fujiko Mine in veste di bionda custode del castello di Cagliostro e dell’ispettore Zenigata, sono anche due anelli con l’effigie di un capricorno.
Questi monili, incastrandosi perfettamente nell’orologio del campanile del castello, aprono la via ad un prezioso tesoro.
Un gioiello appartiene a Cagliostro e l’altro a Clarice.
Il perfido conte quindi vuole costringere la fanciulla al matrimonio per impadronirsi dell’anello e scoprire così il tesoro nascosto.
Lupin corre in aiuto di Clarice e nel dipanarsi della vicenda la libera, uccide Cagliostro e impadronitosi dei due anelli scopre che il tesoro è in realtà un’antica città romana sommersa dall’acqua che riappare non appena il meccanismo dell’orologio del campanile viene messo in funzione.
A conclusione della storia, i preziosi gioielli vengono sottratti a Lupin dall’abile Fujiko.
Ne Il castello di Cagliostro i disegni sono di altissima qualità, la trama è congegnata perfettamente e soprattutto le scene di inseguimento sono appassionanti come nei migliori film d’azione.
La musiche di Ohno, compositore giapponese che, dal 1977, si occupa della colonna sonora della fortunata serie di Lupin III, sono sempre appropriate e accompagnano in modo impeccabile il dipanarsi della vicenda.
Nella pellicola sono presenti acnhe scene che mostrano: momenti romantici di grande intensità tra Lupin e Clarice, momenti di profondo rispetto tra il ladro gentiluomo e il suo eterno nemico Zenigata e momenti in equilibrio perfetto tra dramma, commedia e film noir.
Un ultima curiosità da sottolineare è che Lupin in questo film torna ad indossare la sua giacca verde come nelle prima serie animata risalente al 1971/72. 


domenica 10 settembre 2017

Orient Express e l'età d'oro del fumetto italiano

Bologna
In questo articolo, dopo l'intervento dedicato agli intellettuali francesi che si sono riuniti sotto il nome di Les Humanoïdes Associés, vorrei continuare la disamina di coloro che hanno reso il medium fumetto famoso in tutto il mondo, valicando le Alpi e trasferendomi nella Bologna dei primi anni '80.
Nel capoluogo emiliano infatti, aveva sede la casa editrice L'Isola Trovata fondata e diretta da Luigi Bernardi che, dal giugno 1982 al marzo 1985, ha stampato e diffuso i trenta numeri della rivista Orient Express.
Pubblicazione tra le più attente ai lavori di artisti del nostro paese non solo riguardo ai talenti già affermati ma anche alle nuove leve, nei quasi tre anni in cui è uscita regolarmente nelle edicole, ha ospitato nomi oggi conosciutissimi, alcuni addirittura diventati autentiche celebrità, come: Magnus, Giardino, Micheluzzi, Manara, Toppi, Battaglia, Berardi, Milazzo, Trevisan, Tacconi, D’Antonio, Sclavi, Cavazzano, Rotundo, Saudelli, Ambrosini, Alessandrini, Castelli, Breccia, Eleuteri Serpieri, Moebius, Cadelo e Baldazzini.
Prima di parlare di questa realtà editoriale creata da un gigante della cultura al pari di figure di spicco
Luigi Bernardi
come Umberto Eco e Oreste Del Buono, è bene spendere due parole sullo stato della nona arte del paese prima dell'avvento di questo magazine.
Tra la fine degli anni '70 e l'inizio del decennio successivo, le Edizioni Nuova Frontiera pubblicavano Totem e le versioni italiane di Métal Hurlant e Pilot che ospitavano numerosi serial, per lo più di scuola francese, oltre a varie collane di albi mensili.
Accanto a questi periodici, proliferavano L'Eternauta e Alter Alter che però non puntavano su storie di fumetto popolare.
Soltanto Frigidaire, sui cui trovavano spazio le elaborazioni di Pazienza, Scozzari, Tamburini, Liberatore, Mattioli, Carpinteri, e Igort aveva ben chiare le potenzialità delle opere nazionali, relative però soltanto alla così chiamata avanguardia.
Tutto ciò cambiò con l'avvento di Orient Express, che, come dichiarato da Bernardi nell'editoriale del primo numero, pubblicò, fino alla chiusura, materiale di casa nostra inedito e altamente selezionato.
Tra i numerosi autori di primo piano che hanno trovato spazio tra le sue pagine, i più famosi sono: Magnus, di cui vedono la luce gli episodi migliori del suo Sconosciuto, Vittorio Giardino, che riprende le avventure di Sam Pezzo iniziate su Il Mago, che aveva chiuso da poco i battenti, Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo, che danno vita a nuove storie di Ken Parker e Massimo Cavezzali con il suo Ivan Timbrovic.
Orient Express
A questi si affiancano lavori di altrettanti grandi come Renzo Calegari, Gino D'antonio, Ferdinando Tacconi, Sergio Toppi, Daniele Panebarco, Giancarlo Alessandrini e Sergio Zaniboni, Alberto Breccia, di cui viene pubblicato “Perramus”, scritto da Juan Sasturain, Alejandro Jodorowsky, che presenta “Il Dio geloso”, realizzato in coppia con Silvio Cadelo, e Moebius.
Accanto a questi nomi, che farebbero tremare i polsi a qualsiasi appassionato, vengono proposte anche opere di quelle che si dimostrano essere le nuove promesse del panorama italiano della letteratura disegnata.
Tra quelli oggi più noti vanno segnalati Franco Saudelli, che per Orient Express ha disegnato numerose serie e creato il personaggio di Porfiri, Massimo Rotundo, Paolo Eleuteri Serpieri, Roberto Baldazzini e Carlo Ambrosini.
Un'altra curiosità da mettere in evidenza è che, a partire dal dicembre 1983 fino ai primi mesi del 1990, fanno la loro comparsa in edicola anche Gli Albi di Orient Express, una serie di 51 volumi e tre speciali, “Omaggio a Dino Battaglia”, “Gli abitanti del crepuscolo”, del grande autore francese Caza, e “Rebecca - I testamenti di Sant'Ambrogio - Scene di caccia”, di Renato Queirolo e Anna Brandoli, che ripropongono le storie pubblicate sulla rivista ammiraglia ma anche fumetti ospitati altrove.
Altai e Jonson
Tra questi “Le avventure di Sherlock Holmes”, della coppia Giancarlo Berardi e Giorgio Trevisan,“Altai e Johnson”, di Giorgio Cavazzano e Tiziano Sclavi, fascicoli di Alfredo Castelli, Milo Manara, Antonio Tettamanti, Enea Riboldi, Victor De La Fuente, Giacinto Gaudenzi, ma anche il “Roy Mann” di Tiziano Sclavi e Attilio Micheluzzi, e “A nostra immagine”, di Ottavio De Angelis e Franco Saudelli, che uscirono entrambi originariamente sulle pagine di Comic Art.
Alla luce di quanto scritto, considerato il poco tempo di vita e la capacità di rimanere nel cuore di migliaia di lettori e appassionati, possiamo affermare, senza paura di smentite, che Orient Express sia stato uno dei migliori contenitori di fumetti realizzato in Italia.

martedì 11 luglio 2017

Les Humanoïdes Associés & Metal Hurlant

Riviste
In Italia, così come nel resto del mondo, la letteratura disegnata, come la definì Hugo Pratt, è stata veicolata, sia a livello critico che di fruizione, da riviste, opera di gruppi di varia provenienza, che, tra la metà degli anni '60 del secolo scorso e i primi decenni del 2000, sono state lette e studiate da svariate migliaia di appassionati.
In Francia editori e artisti hanno fondato numerosi periodici, tra cui i più famosi sono “Metal Hurlant” e “Pilote”, sui quali hanno esordito serie, che sono entrate a pieno titolo nella storia, come, tra le altre, “Asterix” e “Lucky Luke” e autori come: René Goscinny, Albert Uderzo, Morris e molti nomi di prima grandezza del panorama d’oltralpe.
Nelle righe che seguono, come primo intervento relativo ai magazine e ai collettivi più rappresentativi della Nona Arte, vorrei parlare della prima pubblicazione menzionata, della realtà che l'ha fondata e dei numerosi mostri sacri che sono stati ospitati sulle sue pagine.
Da sinistra: Farkas, Dionnet,
Philippe Druillet e scalzo Moebius
Parigi dicembre 1974, i disegnatori Jean Giraud, più noto al grande pubblico con gli pseudonimi di Moebius e di Gir, e Philippe Druillet, lo scrittore e giornalista Jean-Pierre Dionnet e l'imprenditore Bernard Farkas, si riuniscono in un gruppo, conosciuto come Les Humanoïdes Associés, che è poi diventato anche il nome della casa editrice che l'ha fatta uscire per oltre dodici anni, e fondano la rivoluzionaria rivista “Métal Hurlant”, considerata una delle prime espressioni “adulte” del fumetto, uscita con cadenza trimestrale a partire dal primo gennaio del 1975.
Questo giornale, diventato prima bimestrale e poi mensile, ha ospitato principalmente opere di genere fantastico, fantascientifico e horror oltre ad articoli su libri, film, musica e videogiochi.
Sulle sue pagine sono stati pubblicati inizialmente i personaggi di Arzach, Gail e Lone Sloane, creazioni di Moebius e Druillet.
Altri famosi fumettisti che dopo di loro hanno presentato i propri lavori sulla rivista francese e sulla sua controparte d'oltre oceano sono: Enki Bilal, Caza, Alain Voss, Berni Wrightson, Frank Margerin e il cineasta e scrittore Alejandro Jodorowsky che, avvalendosi dei disegni di Moebius, ha scritto “Une aventure de John Difool”, in seguito nota al grande pubblico come “L'Incal”.
Questa serie, apparsa originariamente tra il 1981 e il 1988, è ambientata in un futuro lontano e distopico dove il detective John Difool riceve un misterioso gioiello, l'Incal luce, dalle mani di un alieno morente.
Poiché molte fazioni sono alla ricerca di questo oggetto e sono fortemente determinati ad averlo, John viene coinvolto suo malgrado in un vasto campionario di avventure in cui molto spesso rischia la vita.
A metà degli anni settanta, grazie all'editore Leonard Mogel e alla National Lampoon poi, una versione statunitense della francese “Métal Hurlant”, che esce ancora oggi pubblicata da Kevin Eastman, uno dei creatori delle Tartarughe Ninja, debutta nell'aprile del 1977 come mensile patinato a colori con il nome di “Heavy Metal”.
All'inizio ripropone i fumetti originariamente pubblicati in Europa, mentre in seguito lavori originali, come l'ultra violento Ranxerox di Stefano Tamburini e Tanino Liberatore e alcune storie di Richard Corben e di numerosi altri artisti americani.
Heavy Metal il film
I serial presentati da Mogel e staff, che nel tempo si sono allontanati molto dai corrispettivi europei, sono stati fonte d'ispirazione per un lungometraggio di animazione uscito nelle sale cinematografiche nel 1981 dal titolo “Heavy Metal”.
In questa pellicola, in cui si fa ampio uso di nudità e violenza, diverse case si sono occupate di animare singole storie e di produrre una cornice narrativa che le legasse insieme.
Questo film nel 2000 ha avuto un seguito, “Heavy Metal 2000”, non più basato sulla rivista, ma piuttosto sul graphic novel “The Melting Pot”, scritto da Kevin Eastman e disegnato da Simon Bisley, che ha come protagonista un'eroina che ha le sembianze di Julie Strain, attrice pornografica, modella e moglie di Eastman.
Per quanto riguarda la diffusione del periodico, mentre la versione americana non ha mai smesso di uscire, quella europea dopo aver cessato le pubblicazioni nel 1987, ha ricominciato ad essere stampata nel luglio 2002 dalla Humanoids Publishing, società, con sede a Los Angeles, fondata nel 1988 dal produttore ed editore svizzero Fabrice Giger, ed è cessata nel 2004.
“Métal Hurlant” è stata pubblicata anche in Italia per le “Edizioni Nuova Frontiera” dirette da Arturo G. Bernacchi dal 1981 al 1983.
Metal Hurlant
edizione italiana
Questo mensile, a cui si affiancava “Totem”, magazine stampato dallo stesso editore che si ispirava nelle tematiche agli influssi del fumetto francese degli Humanoïdes, ha avuto tra i suoi autori più rappresentativi Caza, Philippe Druillet, Garcia, Enki Bilal, Enric Siò, Milo Manara, Luca Boschi, che teneva varie rubriche, Willem, Viuti, Palomo, J. L. Martín, Lluïsot, Hoviv, Fontanarrosa, Sandro Panei, Pinellono, Leandri, Herlé, Maëster, Tronchet, Vuillemin, e ha fatto conoscere ad un vasto pubblico alcuni lavori di Milo Manara, Hugo Pratt e Moebius.
Se c’è stata una rivoluzione anche nelle bande desinée, che dalla Francia ha invaso il resto del mondo quindi, gli artefici possono ritenersi i Les Humanoïdes Associés e il manifesto può essere considerato Metal Hurlant.
Questo movimento infatti, tramite questa rivista, ha stravolto il modo di concepire il fumetto rompendo schemi consolidati e affidandosi all'istinto non solo infrangendo stilemi grafici ma anche rinnovando trame e generi.
Ciò ha colpito e ispirato non solo fumettisti ma anche altre figure che operano nel campo dell'arte come scrittori e registi.
Solo per fare un nome fra i più conosciuti, Ridley Scott, ad esempio, ha pescato a piene mani dalle storie visualizzate da Jean Giraud, per creare le ambientazioni cupe e fumose del suo “Blade Runner”.

venerdì 7 luglio 2017

La stanza profonda

Autore: Vanni Santoni
Editore: Editori Laterza
Collana: Solaris
N° pagine: 151
Data d'uscita: Marzo 2017
Prezzo: € 14,00

Pubblicato nel marzo 2017 da Laterza nella collana “Solaris”, “La stanza profonda” è un libro dello scrittore montevarchino Vanni Santoni.
In un garage di un piccolo paese, la stanza profonda del titolo, pieno di cibi in scatola, pile e ogni sorta di cianfrusaglia che si può trovare in un posto del genere, un gruppo di ragazzi, per vent'anni, il martedì sera, si incontra per giocare di ruolo.
Questo locale, mentre fuori la vita va avanti e il mondo cambia e perde di senso e scopo, rimane, per i componenti della compagnia, un ambiente isolato e sospeso tra mondi fantastici, dove ci si può opporre ad una forza che spazza via il fuori e polverizza, oltre al circondario, anche le relazioni interpersonali.
Opera che ha molto in comune con il lavoro precedente dell'autore, “Muro di casse”, sia per la struttura narrativa, un ibrido tra saggio e romanzo, che per la scelta di parlare di una subcultura, questo volume, partendo dalle vicissitudini dei giocatori e dalle loro esistenze, traccia anche una storia del medium gioco di ruolo, che Santoni conosce molto bene.
Per quanto riguarda le scelte di stile, questo libro si mette in evidenza per una trama molto evocativa, scanzonata e piena di ricordi, che non sono solo quelli del narratore, ma sono comuni a tutte le persone che, almeno una volta nella vita, hanno avuto a che fare con un gioco di ruolo.
L'escamotage del racconto in seconda persona poi, fa in modo che il lettore si trovi immediatamente catapultato all'interno della storia del protagonista che racconta del suo ritorno nella casa d'infanzia.
Una volta in quel luogo, abbandonandosi al flusso della memoria, rievoca il suo approccio a quello che, nel corso degli anni, è diventato molto di più che un passatempo e ricorda i componenti del gruppo con cui ha giocato per decenni.
A questo si aggiunge, rimanendo però sempre in secondo piano rispetto al tema dello svago e dello stare insieme, un'attenta analisi della provincia toscana della fine del '900 che deriva dalle riflessioni del personaggio principale del libro che, nel corso del tempo, l'ha vissuta, dapprima come suo abitante e poi da osservatore esterno, assistendo alla sua trasformazione.
Un'ultima curiosità da mettere in evidenza, che sottolinea una volta di più se mai ce ne fosse bisogno il valore di questo elaborato, la cui lettura è consigliatissima a tutti gli appassionati di buona letteratura, è che la casa editrice Laterza con questo romanzo ha partecipato al premio Strega per la prima volta dal 1901.

giovedì 4 maggio 2017

Sgt. Pepper's Who's Who - Tutti i personaggi della copertina


Guardando un poster della copertina di Sgt. Pepper's, disco dei Beatles del 1967 che tra poco più di un mese compirà 50 anni, mi sono chiesto ma chi sono tutti quei personaggi raffigurati?
Dopo una certosina ricerca negli archivi on line delle riviste Rolling Stones Italia e XL ecco cosa è venuto fuori...
L’idea del disegno della copertina di Sgt. Pepper’s fu di Paul McCartney che se ne uscì con questa considerazione: “Riuniamo qui tutti i nostri eroi. Se questo è per noi un album speciale, dobbiamo avere in copertina persone che consideriamo speciali”.
Circondati dallo scetticismo generale, la Emi e il manager Brian Epstein erano contrari al progetto, gli artisti Robert Fraser e Peter Blake studiarono il design della cover.
Il quadro finale venne realizzato da Blake e fotografato da Michael Cooper nello studio dello stesso fotografo a Flood Street, Chelsea.
Shock e trionfo.
La storia racconta anche che Sgt Pepper's fu il primo album ad avere una copertina con apertura a libro.
I personaggi raffigurati sulla copertina sono: 1 Sri Yukteswar Giri (guru) 2 Aleister Crowley (occultista) 3 Mae West (attrice) 4 Lenny Bruce (comico) 5 Karlheinz Stockhausen (compositore) 6 W. C. Fields (comico) 7 Carl Gustav Jung (psicoanalista) 8 Edgar Allen Poe (scrittore) 9 Fred Astaire (attore) 10 Richard Merkin (artista) 11 The Varga Girl (opera del pittore Alberto Vargas) 12 Leo Gorcey (attore, immagine cancellata poiché Gorcey richiese un compenso) 13 Huntz Hall (attore) 14 Simon Rodia (architetto) 15 Bob Dylan (c’è bisogno di spiegazioni?) 16 Aubrey Beardsley (illustratore) 17 Sir Robert Peel (politico) 18 Aldus Huxley (scrittore) 19 Dylan Thomas (poeta) 20 Terry Southern (scrittore) 21 Dion DiMucci (musicista) 22 Tony Curtis (attore) 23 Wallace Berman (artista) 24 Tommy Handley (comico) 25 Marilyn Monroe (attrice) 26 William Burroughs (scrittore) 27 Sri Mahavatara Babaji (guru) 28 Stan Laurel (attore) 29 Richard Lindner (pittore) 30 Oliver Hardy (attore) 31 Karl Marx (filosofo) 32 H. G. Wells (scrittore) 33 Sri Paramahansa Yagananda (guru) 34 Anonima (in realtà un manichino) 35 Stuart Sutcliffe (membro della prima formazione dei Beatles, scomparso il 10 aprile del 1962) 36 Anonima (in realtà un manichino) 37 Max Miller (comico) 38 The Petty Girl (opera dell’artista George Petty) 39 Marlon Brando (attore) 40 Tom Mix (attore) 41 Oscar Wilde (scrittore) 42 Tyrone Power (attore) 43 Larry Bell (artista) 44 David Livingstone (esploratore) 45 Johnny Weismuller (attore) 46 Stephen Crane (scrittore) 47 Issy Bonn (comico) 48 George Bernard Shaw (scrittore e commediografo) 49 H. C. Westermann (scultore) 50 Albert Stubbins (calciatore) 51 Sri Lahiri Mahasaya (guru) 52 Lewis Carroll (scrittore) 53 T. E. Lawrence, più noto come Lawrence d’Arabia 54 Sonny Liston (pugile) 55 The Petty Girl (opera dell’artista George Petty) 56 Statua di cera di George Harrison 57 Statua di cera di John Lennon 58 Shirley Temple (attrice) 59 Statua di cera di Ringo Starr 60 Statua di cera di Paul McCartney 61 Albert Einstein (fisico) 62 John Lennon con un corno francese 63 Ringo Starr con una tromba 64 Paul McCartney con un corno inglese 65 George Harrison con un flauto 66 Bobby Breen (cantante) 67 Marlene Dietrich (attrice) 68 Gandhi (cancellato su richiesta della EMI) 69 Legionario dell’Ordine dei Bufali 70 Diana Dors (attrice) 71 Shirley Temple (attrice) 72 Bambola di pezza opera di Jann Haworth 73 Bambola di pezza raffigurante Shirley Temple, opera di Jann Haworth 74 Candeliere messicano 75 Televisione 76 Figura in pietra 77 Figura in pietra 78 Statua proveniente dalla casa di John Lennon 79 Trofeo 80 Bambola indiana 81 Pelle di tamburo disegnata da Joe Ephgrave 82 Narghilè 83 Serpente di velluto 84 Figura in pietra giapponese 85 Figura in pietra raffigurante Biancaneve 86 Nano da giardino 87 Tuba


domenica 9 aprile 2017

Shaun Tan

Dopo aver parlato di due grandi illustratori le cui tavole hanno accompagnato la mia infanzia, visto che la Tunué sta ristampando l'opera di questo artista, molto bella e particolare, vorrei invece parlare di un autore che ho scoperto di recente, Shaun Tan.

Shaun Tan
Nato a Perth da genitori asiatici nel 1974, Shaun Tan è cresciuto nella periferia nord di questa cittadina dell'Australia Occidentale e oggi vive a Melbourne.
Autore di fama internazionale, dopo la laurea in Belle Arti e Letteratura Inglese, ha cominciato la sua carriera curando i disegni in romanzi di fantascienza e in libri dell’orrore per ragazzi, facendosi da subito riconoscere per la grande vena immaginifica e surreale dei suoi soggetti.
In seguito ha lavorato per anni come illustratore freelance.
Tra le sue numerose opere, tra cui spiccano titoli di grande successo come: "The Rabbits", "The Red Tree", "Tales from Outer Suburbia", "Rules of summer", grande riscontro internazionale ha avuto il libro illustrato senza parole "The Arrival", in italiano "L’approdo", uscito nel 2006 e vincitore, nella categoria miglior libro, al festival di Angoulême del 2008.
Questo cartonato tratta con estremo estro artistico e grande tatto il tema, molto caro a Shaun Tan a causa delle sue origini, dell’immigrazione, un argomento critico che continua ad essere più attuale che mai.
Un altro capolavoro molto conosciuto del disegnatore australiano è "The Lost Thing", "La cosa smarrita", del 1999, che raccoglie due storie brevi a colori in cui viene adottato uno stile grafico assai diverso rispetto a quello de "L’Approdo" in cui i colori e le forme astratte fanno pensare ad un racconto per bambini dalle atmosfere sognanti, con un significato non evidente e difficile da svelare.
Oltre a numerosi volumi Shaun Tan è molto attivo anche nel cinema.
Ha collaborato come concept artist alla realizzazione di film di animazione, tra cui Wall-E della Pixar.
Nel 2011, ha vinto il Premio Oscar per il miglior cortometraggio di animazione con "La cosa smarrita", tratto dal suo libro omonimo.

"L’Approdo" e "La cosa smarrita"

martedì 4 aprile 2017

Richard Scarry

Uno dei tanti illustratori di libri per bambini che ha accompagnato la mia infanzia, fino a 7 anni mi hanno sempre affascinato le figure disegnate e dopo aver imparato a leggere la situazione non è che sia cambiata in modo sostanziale, è Richard Scarry.

Richard Scarry
Statunitense originario del Massachusetts, Richard Scarry è conosciuto soprattutto per avere ideato e illustrato una serie di personaggi, che potete vedere qui, molto buffi e particolari: animali antropomorfizzati, che guidano automobili e fanno un sacco di incidenti, lavorano e indossano i vestiti come se fossero esseri umani.
La sua serie più nota ha come protagonisti gli abitanti della città di Sgobbonia, nella versione originale in inglese Busytown.
Richard Scarry nacque a Boston il 5 giugno 1919.
I suoi genitori gestivano un negozio che andava piuttosto bene, grazie al quale la famiglia riuscì a superare il periodo della Grande Depressione negli anni Trenta senza particolari difficoltà economiche.
Dopo essersi dedicato per breve tempo a studi economici, Scarry cominciò a frequentare nel 1939 la scuola artistica del Museo delle Belle Arti di Boston, che abbandonò solo quando fu richiamato ad arruolarsi nell’esercito statunitense durante la Seconda Guerra Mondiale.
Fu mandato in Nord Africa, dove fu integrato nella sezione delle Forze Alleate che si occupava delle “Morale Operations”, quelle relative cioè alla guerra psicologica e alla propaganda.
Alla fine della guerra Scarry lavorò per diverse riviste, prima di pubblicare nel 1949 diverse cose con la collana di libri Little Golden Books, grazie alle quali cominciò a essere conosciuto.
Negli anni successivi i libri per bambini di Scarry, pubblicati attualmente da Mondadori, diventarono popolari in tutto il mondo: ne furono vendute oltre 100 milioni di copie, e furono tradotti in decine di paesi, tra cui l’Italia.
Nelle sue illustrazioni, oltre alle specie animali più comuni rivisitate con alcune caratteristiche umane, si possono trovare anche disegni molto precisi di meccanismi complessi, come le manovre di una barca a vela o di un aereo da combattimento.
Le sue opere vennero riprese per produrre delle serie di cartoni animati e, tra il 1976 e il 1978, ispirarono una serie di giocattoli chiamata Richard Scarry’s Puzzletown.
Scarry morì il 30 aprile 1994 a 74 anni a Gstaad, in Svizzera, paese dove viveva dal 1968.
I suoi lavori e i suoi disegni si trovano negli archivi dell’Università del Connecticut.
Suo figlio ha proseguito in parte l’attività del padre: disegna con lo pseudonimo di Huck Scarry: Huck era il nomignolo di Huckle Cat, uno dei personaggi ricorrenti della serie Sgobbonia.